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lucoluco70March 09 ETICA DEI MASSACRI
Sento discutere ancora delle armi non permesse in guerra, come se nei conflitti si potesse porre in bella mostra un’etica del massacro, tale quasi da giustificare le guerre quando combattute senza armamenti non consentiti. E’ come fornire, per esempio, il beneplacito alle bombe israeliane sui palestinesi: vanno bene, basta che non siano al fosforo bianco (ovviamente di fabbricazione americana). Ma insomma, di che si parla? I bombardamenti convenzionali su Tokyo durante il secondo conflitto mondiale hanno provocato tante più vittime di little boy su Hiroshima. Qual è la differenza? Perché il senso comune deve essere diversamente impressionato? E, meglio ancora, che cosa può generare un senso comune così distorto da tollerare con diverso peso una guerra a seconda di come viene combattuta? Considerando che il mondo è terra di tutti e che dovunque si combatta, Gaza, Uganda, Sri Lanka e così via, nessuno può sentirsi totalmente scevro di colpa, la disquisizione sul tipo di armi da usare (che dovrebbe essere di contorno all’argomento centrale) mi sa tanto di comodo lasciapassare per le coscienze dei civilissimi occidentali.
February 08 COMPLICANZE MENTALI
Nessuno conosce la strada, eppure vanno tutti nella stessa direzione, attraverso curve, incroci e svolte d’angoli, inevitabilmente verso il medesimo punto. E nemmeno lì, in quel punto, qualcuno ha idea di che cosa ci sia, però bisogna andarci. Indicazioni e cartelli parlano chiaro. In bella mostra, impiantati da pochi, cioè quelli che la via se la sono consapevolmente inventata, per se stessi e per tutti quanti. Inventare una direzione non è affatto facile, giacché prima bisogna far fiorire certezze dall’incertezza, edificare rigidi colonnati di sostegno su sabbie mobili, utilizzando la ragione e, peraltro verso, ipnotizzandosi ed ipnotizzando. Tale complicata attività è un fatto relativamente recente rispetto alla storia degli uomini, ché millenni addietro regnava l’istinto di sopravvivenza, coi bisogni primari correlati. Avendo fame si cercava da mangiare, avvertendo freddo si cercava un riparo e così via. Percorsi chiari e nessuna sovrastruttura, identificazione sociale garantita automaticamente per ciascuno, semplicemente. Però “fatti non fummo a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza” e dunque via ai lumi dell’intelletto, al fluire costante del sapere, del capire e dell’interpretare. E sono proprio l’interpretazione e l’uso della conoscenza che pian piano hanno generato attori (forse registi) e comparse. I primi, per caso e per ingegno, costruttori delle strade da seguire; i secondi, semplicemente una massa viaggiante attraverso i sentieri tracciati dai primi. La storia ha insegnato che pur tra rivoluzioni, acquisizioni di coscienza di classe e via dicendo, l’equilibrio tra i due ruoli si è sempre sostanzialmente mantenuto. Scomparsi gli antichi imperi, finite le grandi dittature, oggi gli aspetti di questo secolare stato di fatto appaiono davvero singolari, forse più raffinati ed apparentemente privi d’imposizioni. Niente sciabola per imporre la direzione alle comparse, nessuna briglia al pensiero, ma piuttosto una vera e propria manipolazione dello stesso: nell’attuale contesto, cioè, la massa stabilisce esattamente ciò che è necessario per essere ed appartenere, ma arrivando a questa nitida definizione paradossalmente non pensando, oppure utilizzando pensieri preconfezionati. Affinché un libero pensatore possa sentirsi tale pur senza esserlo e, quindi, approdare a conclusioni da altri desiderate, è necessaria una continua e permeante formattazione mentale da parte di tutti i mezzi d’informazione ai quali egli ha accesso, normalmente deputati a fornire elementi per la costruzione di un ragionamento. Bisogna ingenerare una vera e propria "cultura": a ciò lavorano attori e registi nel mondo moderno. Così si ritorna all’inizio: nessuno conosce la strada, eppure vanno tutti nella stessa direzione.
February 01 CONTRO L'ALTA VELOCITA'.
Ma quanto vogliamo velocizzarli questi treni?! Desideriamo che infrangano la velocità del suono, così da farli giungere nelle stazioni prima del loro stesso rumore? E se ciò accadesse, ci sarà un viaggiatore capace di ricordare i quadri di uomini e natura attraversati dalle carrozze? Ma se quando si viaggia le malinconie scorrono lente, perché mai devono farlo in un contenitore velocissimo? No, no: non c’è affatto corrispondenza! Qualcosa non quadra! Si parla spesso di mondo a due velocità. Bene, facciamo in modo che alla più bassa possano appartenere le locomotive. Rifletto sui “corridori in cravatta”, con la ventiquattrore ed il palmare: prendano pure l’aereo! Per gli “uomini di fretta” esiste il turbinio veloce degli aerei: si accomodino! I treni, quelli, lasciamoli tagliare senza fretta terre e paesaggi, affinché lo spettacolo della vita che scorre oltre i vetri possa fondersi serenamente coi pensieri di coloro che viaggiano, che son partiti, che ritornano. Nessuna meta, lontana o vicina, può prescindere dal sapore pieno del viaggio: il tragitto non può trasformarsi in una fiondata. Le fotografie che la mente scatta da una carrozza ferroviaria rappresentano un impareggiabile bagaglio di sensazioni. Nulla resta e resterebbe sfrecciando a trecento chilometri orari! Che i treni restino specchio di vita per come essa dovrebbe essere, lenta e riflessiva, non per com’è! Non affermo che da Napoli a Roma, come da Milano a Torino, si debba nutrire l’impressione di aver percorso l’intera Transiberiana da Mosca a Vladivostok, ma la velocità deve essere adeguata a pensieri e paesaggi. Ad esempio, quella del treno di Borgnine ne L’imperatore del Nord, su cui saltava come una cavalletta Lee Marvin, potrebbe fornire un giusto parametro. Dunque, al di là delle tematiche legate a tecnica, istituzioni, costi, ambientalismo e via discorrendo, la questione dell’alta velocità ferroviaria può avere anche un approccio sentimentale… il mio. Il tempo degli accelerati che non acceleravano per niente è terminato, ma qualcosa ancora si può fare.
December 14 CASABLANCA
December 08 I CRIMINI DELLA BCE
Nel risveglio brumoso del mattino il bosco si era ritrovato in subbuglio. Gli abitanti erano terrorizzati, ma nulla si poteva fare per rimediare. Purtroppo era accaduto di nuovo: la BCE (che nessuno sapeva chi o che cosa fosse) aveva nuovamente tagliato i tassi. Una catastrofe europea! Erano stati sfregiati, colti nel sonno del letargo, tutti i tassi, senza distinzione di sesso o di età. Poi era stata colpita indiscriminatamente, oltre alla fauna, anche la flora: pure i tassi sempreverdi erano stati tagliati. Una specie animale ed una vegetale, puntualmente e periodicamente colpite da questa tremenda sconosciuta, che nessuno aveva mai visto. Operava forse come un fantasma, ma i risultati erano, purtroppo, ben evidenti. Le indagini del commissario Orsettis ed i numerosi interrogatori, come nelle precedenti occasioni, non approdarono ad alcun risultato di rilievo. La verità restava una questione teorica e sicuramente lontana dall’ordine d’idee degli abitanti del bosco. Eppure questa inafferrabile BCE doveva di certo poter contare su numerosi complici. Come poteva destreggiarsi in tanta barbarie da sola? Come avrebbe potuto agire in tempi così stretti priva di aiuto? Nulla si risolse. Ma ora si temeva per il futuro: l’intervento in assemblea verde del professor De Cinghiali lasciava presagire una nuova ondata di nefandezze. L’intellettuale aveva avvisato i presenti di aver udito queste testuali parole dalla tv accesa nel rifugio del guardiacaccia: “La BCE ha diverse spine nel fianco di cui deve liberarsi…” Furono immediatamente messi in guardia porcospini e ricci. Anche i pini, coi loro aghi, non potevano ritenersi immuni da pericoli. Ad oggi nulla di drammatico è ancora accaduto, ma nel bosco si continua a vivere nel terrore. Tutti hanno gioito alla notizia della campagna messicana a tutela dei cugini giaguari, diffusa da fonti attendibili. E’ stata una buona notizia. Ma si sa, al di là dell’oceano il mondo è diverso. Forse.
December 05 PeperonataLo so Mimì. Non avrei voluto, perché dopo il fattaccio della fontina e del parmigiano mi ero ripromessa di non tentare altri furti alimentari. Ma che dirti? Io ho quattro zampe, molti peli, una coda niente male e, soprattutto, uno stomaco intransigente ed insaziabile. Comanda, comanda, comanda il mio stomaco!
Così quando ho visto la peperonata, ne ho annusato quel suo stupendo odore di buona cucina, non ho saputo resistere. Sono stata attraversata e scossa dall'istinto irrefrenabile della "mangiatrice a tutto tondo", tinteggiato dal segno di una fame d'altri tempi, quei tempi in cui mi avevano abbandonata per strada e dovevo accontentarmi delle briciolette lungo i marciapiedi.
Provo a prometterti che non accadra più. Ci tento. Mi accontenterò della pasta, del riso soffiato e delle scatolette di carne... però ogni tanto un po' di formaggio non guasterebbe.
Scusami Mimì: non lo faccio più.
La tua Olivia. November 25 IO, CAGNA OLIVIA, ENZO PAPPAGALLO... E BARBARESCHI
… e ci siamo rimasti davvero di stucco, io, Cagna Olivia ed Enzo Pappagallo quando a Ballarò è apparso Luca Barbareschi. Noi siamo tipi che non seguono appassionatamente la politica. In verità siamo pure un po’ ignorantelli, ché non sappiamo che cosa siano i paralipomeni e non abbiamo mai fatto colpo con dei congiuntivi ben piazzati. Ma ci siamo stupiti. Deputato! No, da non crederci! - Da beccargli il sedere -, ha commentato Enzo. - Da mordergli i calcagni -, ha aggiunto Olivia. Poi ci siamo informati: pare che il buon Luca sia anche vice presidente della Commissione Trasporti, Poste e Telecomunicazioni. Essendo superficiali ed un po’ repulsivi all’arte difficile, noi tre il teatro e le sue sfumature li capiamo ben poco, e così Barbareschi non sappiamo apprezzarlo. Non ce ne voglia, ma stupore per stupore, avremmo preferito Gigi e Andrea, magari uno al governo e l'altro all'opposizione. Chi non ricorda, infatti, quel sublime capolavoro del cinema mondiale che è stato il loro film "Mezzo destro, mezzo sinistro"?
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